Tuesday, August 19

Lakeland 100 (in italiano) 25/7/2014

Ahhhh, eccoci pronti ad un nuovo mattone per raccontare la mia Lakeland 100.

Questa volta l'avvicinamento è stato perfetto: niente cancellazioni di voli (ok, piccolo ritardo), viaggio verso il Lake District perfetto, una giornata tranquilla di acclimatamento ed il venerdì ci trasferiamo alla John Ruskin School e montiamo la nostra tenda nel campo assieme a tutti gli altri runners. Atmosfera fantastica, si fa due parole con gli altri (gli inglesi sono gentilissimi e scambiano tutti due parole quando passano), c'è un servizio mensa favoloso, bagni e tutte le comodità. Validissimo.

Stretching, mangio qualcosa, studio ancora un po'la cartina ed il roadbook ed è ora del briefing. La gara ha la fama di essere molto, molto selettiva, con una dropout rate altissima (circa 50%), tanto che ad un certo punto Marc l'organizzatore ci dice di girarci verso il nostro vicino e presentarci.
Dopo aggiunge "Uno di voi due non arriverà, sperate sia l'altro" scatenando le risate generali.

Relax pre partenza. Notare la spaziosissima tenda AKA "il loculo".

Pronto. Più o meno.
Sulla linea di partenza sono tranquillo ed incontro anche Matt con cui ci eravamo sentiti pre gara. Mi sneto bene, certo, fa caldo, stiamo beccando la heatwave di cui parlano giornali e TV, ma alla fine sono di Genova, ci sono abituato cavolo!

Sono sullo sfondo che parlo con Matt Wilson, in primo piano Simon Bourne
Photo by sportsunday.co.uk  
Partiamo ed un gruppo scatta avanti deciso. Alè. Non mi ammazzo, ma allo stesso tempo cerco di tenere un ritmo decoroso per  levarmi dal casino e cercare di muovermi.

Con Marco Consani alla mia sinistra. Ultima volta che l'ho visto. Che gara Marco!
Sto bene, in cima alla prima salita c'è ancheDrew che mi incita ed apprezza le mie Helios gialle (è lo stile italiano amico). Ian Corless sta fotografando (guardatevi le sue foto qui, ce n'è anche qualcuna mia!) e siccome sto seguendo un'altra coppia di runners non devo navigare niente (il grande dilemma di questa gara: non segnata, quindi roadbook e mappa e camminare, very British).
In discesa accellerano decisi, ma nei piani recupero. Dopo il primo CP però, rimango solo, è ora di navigare. Niente panico e tiro fuori il roadbook. Mi ci vuole un attimo per entrare nell'ottica ma ce la faccio.

1 mile race: il prossimo TK. Stile a palla
1 mile race. La più giovane partecipante: la figlia di Marc




















Mi sembra di fare un po'troppa fatica per essere all'inizio di una gara così lunga, come se non fossi entrato al 100% nell'idea di dover stare in giro 24h e più. Però cerco di restare attaccato a due runners che mi hanno raggiunto in una parte paludosa e fangosa. Uno dei due in discesa parte deciso, l'altro, Chris, mi salva dal mio primo errore clamoroso di percorso. Corro con loro fino al secondo CP, poi devo mollarli perchè sulla salita corribile vanno semplicementre troppo forte per me che sto faticando a correre anche in discesa. Non bene. Qualcun'altro mi passa, Simon, poi ancora un altro, ma cerco di tenere ed alla fine usciamo da Wasdale insieme. Il sole finalmente sta tramontando ed io mi sento meglio. C'è salita e mi sta bene perchè posso rimettermi in sesto ed abbassare i ritmi. Ma più di tutto inizio a parlare con Simon e finalmente la smetto di pensare troppo alla mia corsa. La salita aBlack Sail Pass è dura, ma saliamo bene: è ora di mettere le frontali e via verso lo YHA e a risalire. Fa davvero un caldo assurdo, devo fermarmi ad un ruscello a bere e rinfrescarmi, ma il ritmo di Simon è perfetto e sa benissimo come navigare il percorso. E intanto che parliamo e ce la raccontiamo le miglia passano.

Poco dopo la partenza, questo è il Lake District. Photo by sportsunday.co.uk  
Lungo il lago finalmente anche la mia corsa migliora: fermata rapida al CP e poi via verso la parte che dovrebbe essere la più infida da navigare, ma Simon è sul pezzo e ce la caviamo senza troppi problemi. Salita lunga e continua in una splendida notte stellata, insolitamente calda, ma in cima a Sail Pass sto finalmente bene ed in discesa mi lascio andare per seguire due frontali davanti a me. Simon dovrebbe essermi subito dietro, ma ad un bivio le due luci davanti stanno a destra quando sono sicuro dovremmo andare a sinistra. Dubbio amletico, dovrebbero conoscere bene il percorso, cosa faccio? Dietro a me non vedo Simon. Non bene.
Alla fine torno indietro un pezzo e vedo una luce in fondo alla valle: ancora più confuso. Però la luce sta risalendo verso di me, potrebbe essere lui, aspettiamo e vediamo. Ed eccolo che dopo poco compare, si era sbagliato anche lui al bivio precedente, ma alla fine abbiamo perso 10 minuti e mi conferma che la strada giusta è quella a sx: direzione Braithwaite e via così.

Photo by sportsunday.co.uk  
Momento di euforia, al CP c'è un sacco di frutta (yummy, il miglior cibo possibile durante un ultra, prendete nota organizzatori), ma più di ogni altra cosa, appena uscito dal CP vedo il Cinghialone in terra britanicca. Lui e Brabara sono appena arrivati dall'Italia e c'è anche MC che finalmente rivedo dopo la partenza. Esaltazione mistica, l'accoppiata con Simon funziona (scopro che ha il settimo tempo DI SEMPRE nel Bob Graham Round, nobiltà pura e certificata), lo stomaco lavora ed entriamo in un tratto che mi è almeno familiare. Ci diamo dentro dopo Keswick, in salita e poi ancora meglio sul lungo tratto fino a Blencathra, dove vediamo che dietro di noi ci sono altri runner. E' comunque prestissimo per pensare realmente a gareggiare. Discesa, tratto sul sentiero che ripercorre la vecchia ferrovia e poi in territorio Bob Graham Round verso Clough Head. In cima vediamo due frontali, dovrebbe essere James Elson di Centurion Running che sta facendo un tentativo al Round! In qualche modo la cosa mi da la carica e sui cinque chilometri che portano verso Dockray corro deciso: la fatica inizia a farsi sentire, ma le prime luci dell'alba riempiono l'orizzonte.
Dopo il CP Chris Perry, che si è fatto una piccola deviazione involontaria, ci raggiunge ed io cerco di stargli alle costole almeno per un pezzo. Faccio un piccolo errore a Dacre ma il lungo pezzo su strade e sterrati alla fine passa. Non vedo l'ora di arrivare a Dalemain dove ho la mia sacca ad attendermi: ho bisogno di sedermi, ricompormi, cambiare calze, provare a mandare giù un recovery e rivedere la mia crew (anche se non può farmi assistenza). Sono veramente stanco e siamo solo a metà.


Dalemain

Dalemain
C'è Maria Carla, ed insieme a lei Massi e Barbara. Capisce che sono in un momento di low e così cerca di tirarmi su. Mi prendo un po'di tempo, bevo il recovery, qualche litro d'acqua, provo a mandare giù della zuppa e mi sistemo i piedi sfatti dal bagnato. Ahhh, va meglio. Arriva Simon e subito dietro un ragazzo che sembra in palla. Chiedo a Simon se è pronto ad uscire, ma mi dice di andare che ha bisogno di tempo e così esco lentamente dalla tenda e riparto camminando prima di riniziare a corricchiare lungo il fiume. La salita dopo Pooley Bridge sarebbe anche corribile ma ho bisogno di camminare e subito dopo la cima il ragazzo giovane mi passa al doppio della mia velocità. Sarà una lunga giornata.


Lacing up with Michael and Simon
In qualche modo ricomincio a correre meglio, aumento un pochino ed al CP di Howton arrivo mentre Chris e l'altro giovane sono ancora lì. Uscendo dal CP (e leggendo le mitiche frasi motivazionali che hanno affisso) inizio a pensare che devo raggiungere Mardale in uno stato semi-decente, e da lì dovrò solo tornare a casa (mai pensata fu più sbagliata). Raggiungo Chris e scambiamo due parole ma lui è distrutto dal sonno e ha bisogno di un break. C'è Ian Corless che sta scattando ma non riesco manco a fare finta di correre. Però cammino deciso fino in cima cercando di non rallentare troppo.
Il paesaggio è fantastico e dalla cima riesco a vedere la lunga traccia nell'erba che scende e qualcuno che sembra camminare mezzo miglio in lontananza. Rinfrancato riprendo ritmo e appena prima del lago passo un ragazzo che cammina. Ottimo per il morale, ma il lungo tratto a bordo lago tra felci di due metri e pietroni e caldissimo e non permette di prendere il fiato o trovare un ritmo continuo. Una volta raggiunto il CP gestito dai mitici Spartans mi siedo, bevo, mi rimetto in sesto e parto per la dura salita verso Gatesgarth.

Leaving Dalemain, quads gone
Pooley Bridge, trying to loosen the legs

Vedo qualcuno davanti, ma la lunga discesa pesa sui miei quadricipiti ed il fondo di sassi taglienti sta uccidendo i miei piedi. Arrivo in fondo, bevo di straforo una bottiglietta d'acqua che mi passa una simpatica coppia e riparto sul sentiero verso Kentmere. Ora sono davvero stanco e fa un caldo insensato: cerco di bagnarmi testa e polsi ad ogni ruscello e pozza di fango, ma è dura. Finalmente raggiungo Kentmere dove, sorpresa sorpresa, vedo il giovane fermo a mangiarsi una pasta. Sembra decisamente accaldato e nella salita seguente lo raggiungo, guadagnando terreno nella discesa seguente dove sembra abbia qualche problema alle gambe. Dovrei essere in quarta posizione, non male, ma sono così stanco che non riesco manco a gioirne. Inizio a pensare ad Ambleside, dove finalmente rivedrò MC, Massi e Barbara, penso che la parte seguente bene o male la conosco, che avvicinandomi alla fine prenderò coraggio... ma il sole picchia duro e dietro a me Michael, il ragazzo, non sta mollando per niente. Anzi. E così provo ad accellerare in discesa fino a vedere finalmente MC in mezzo ad Ambleside popolata di turisti.

Uscendo da  Ambleside, con MC
Acqua, litri di acqua, pure addosso, e via. Sto di cacca, ma tengo duro fino a Skelwith Bridge, corro bene il lungo tratto fino a Chapel Stile senza fermarmi un secondo. At Elterwater MC mi dice di correre deciso che Michael sta guadagnando ma sono alla fine delle forze. Comunque continuo a correre.

CP a Chapelstile, la cola è calda e l'acqua anche, ma ho bisogno di sedermi per 10 secondi ed ecco che arriva Michael che pare abbia corso deciso. Oh no, non voglio duellare così in fondo ad una cento, con le gambe andate ed il cervello fritto. Il tratto fino a Side Pije Pass è il peggiore:: sono fottuto ed il sentiero è pessimo, non riesco a trovare un ritmo e ad un certo punto penso che se mi prende pazienza, non ho niente di più da dare e  devo solo pensare a finire questa bestia di gara. Ma una volta arrivato al check prima di Fell Foot Farm, lo vedo appena dietro e qualcosa scatta, riesco a trovare ancora un briciolo di energia e corro deciso la discesa e seguente salita. Finalmente sto per arrivare all'ultimo CP, Tilberwhite: è quasi fatta ma non posso godermi in pace la frutta del CP perchè Michael sta arrivando
Ok, vediamo di finire. Salita brutale e poi il sentiero si apre su un altopiano: cerco di darci dentro e ad un certo punto vedo anche il terzo che sta per scollinare verso l'arrivo.Mai più che ti prendo.
Vorrei rilassarmi e godermi la fine, ma Michael appare dietro e corre. Forte.

Nice photo by Thomas Loehndorf
E' ora di tirare fuori l'ultimo briciolo di energia, quello che manco io ricordavo di avere. Inizio la discesa verso Coniston e mi abbandono, dimenticando le gambe in fiamme ed una volta raggiunto l'asfalto sono così gasato che non smetto di accellerare. Passa il pub, passa il ponte, passa la stazione di servizio e finalmente ecco ricomparire la John Ruskin School. Maria Carla corre con me e finalmente la linea d'arrivo: 23:38:00. Cento miglia in un giorno.

Una delle mie foto preferite di sempre: gioia e distruzione, la fine di una cento. By MC
Sono finito, letteralmente finito, come non ero mai stato prima. Ma questo è un arrivo di cui sono davvero fiero, ho corso sul filo del rasoio per quasi 20 ore, e questa volta più di ogni altra, sapevo che se girava storto qualcosa, sarebbe stato DNF e tutti a casa.
Mi sdraio finalmente sull'erba e non riesco a smettere di ridere. E' la sensazione migliore che ci sia e mi godo ogni singolo secondo. Arriva Michael (25 anni e alla prima 100 portata a casa con l'esperienza di un veterano. Da tenere d'occhio.). Poi arriva Chris, che è riuscito a raddrizzare la gara. Mi faccio la doccia, mangio ed anche Simon finisce. Poi dritti in tenda che sto crollando.


Sonno
Domenica mattina striscio fuori dalla tenda e finalmente lo stomaco è a posto: è tempo di breakfast, panino gigante, tea e tifo per chi arriva. Alla fine anche il mio vicino di tenda Andrew la porta a casa con 10 minuti rimasti sull'orologio e le peggiori vesciche mai viste.
E' tempo delle premiazioni con Drew, Claire ed il resto dei Centurion. Marc, l'organizzatore, è un cabarettista, fa morire dal ridere con le sue storie... e si, mi girano che sono arrivato ad un posto dal vincere una Petzl NAO, ma la vita è così e Marco, Charlie e Lee erano su un altro pianeta oggi.

E'tempo di andarsene, ma non prima di bermi una pinta di real ale allo Ship Inn, non distante dalla scuola (a dire la verita incredibilmente distante per il passo malfermo che sfoggio). Era una Coniston Bluebitter? O una Jennings? Non ricordo, ma comunque ottima: sono a godermi il sole con la mia crew/compagna di allenamento/infermiera/compagna Maria Carla, una nuova 100 in tasca e una marea di ricordi da portare a casa. L'estate e magica e la prossima pinta è lì dietro al bancone...


Recovering in the Highlands
Ho incontrato così tanta gente simpatica nei quattro giorni passati a Coniston che mi dispiace per tutti quelli che dimenticherò di mettere qui, comunque: prima di tuttoil più grande grazie va ai volontari. Sono stati incredibili, nel permettere a tutti di correre questa gara e nel supportarci moralmente. Sono loro che fanno questa gara speciale.
A Riccardo, e Montane per il supporto. Ai miei sponsor: Ale e Luca de La Sportiva, Andrea di Biovita/Powerbar e a Luigi e Zero Running Company. A ian Corless (e Niandi) per la chiaccherata e le foto (ebbene si, ci sono ascoltatori italiani di TalkUltra). Ai ragazzi del Centurion Team (James, Drew, Paul, Claire), è stato grande rivedervi, e per James: the third is a charm. Ai vicini di campeggio per le chiacchere e le risate. I ragazzi turchi di Iznik: ben fatto ragazzi. A Michael jones e Chris Perry, giovani runners con un grande futuro davanti. Più di tutto a Simon Bourne, è stato un grandissimo piacere condividere molte miglia ed altrettante storie, uno dei runners più umili che ho avuto il piacere di incontrare... Ma che runner! Tornerò un giorno per il BG.
A Massi e Barbara, non potete neanche immaginare cosa significa vedere facce amiche nei momenti difficili: sono contento che vi siate innamorati anche voi del Lake District.
Infine, alla ragazza che non solo riesce a convivere con la mia dipendenza da corsa, ma mi incoraggia continuamentea correre più forte e dare il 110% ogni volta. Sei unica, e ho detto tutto.

Cona la mia crew, finalmente all'arrivo pulito e docciato. Photo by Thomas Loehndorf

Materiali:

Dopo mille ripensamenti, ho corso con le La Sportiva Helios, e si sono comportate alla grande. Ci sono stati alcuni momenti in cui avrei forse voluto un po'più di protezione la sotto, forse un rockplate, ma il comfort è eccezionale, ed in una gara così lunga vuol davvero dire tanto. Le Bushido sarebbero state perfette per suola ed ammortizzazione, ma forse anche un po'troppo precise nel tallone.

Avevo la mia t-shirt Zero Running Company fino a Dalemain, dove l'ho cambiata per lo smanicato: entrambe fantastiche in una giornata calda ed umida, sicuramente un grande test per la nuova collezione che uscirà in primavera. Nessuna irritazione, manco con lo zaino, si asciugano in fretta e sono stilose: devo aggiungere altro?

Le mie La Sportiav: grazie per aver mantenuto i miei piedi quasi intatti
Ho usato le calze Injinji nella prima metà, e sono state ottime. Ma quando ho infilato le Drymax, mammamia che meraviglia: mi hanno salvato fino alla fine. Credo che una bella spalmata di pasta di zinco Mustela aiuti comunque, specie se sai che terrai i piedi umidi per ore.

Avevo uno zaino a vest della The North Face che mi è stato dato in test e che avevo provato solo una volta per 30 chilometri (èh si, molto intelligente lo so): alla fine si è dimostrato quasi perfetto, della giusta misura e abbastanza confortevole da non diventare fastidioso. Ho usato delle soft flask per portarmi dietro un litro d'acqua, che in se stesso non era abbastanza, ma ho bevuto da tutti i torrenti e ruscelli marci sul percorso senza contrarre (per adesso) nessuna malattia.

Avevo l'incredibile smock Minimus della Montane e pantaloni impermeabili coordinati: entrambi fantastici, ho poi avuto modo di apprezzarli la settimana dopo in Scozia.

Cibo: solita dieta di gel Powerbar, a parte le due ore prima di Dalemain dove sono passato alle caramelline Powerblast. Avevo un recovery al cioccolato di Powerbar a Dalemain che mi ha aiutato a rimettere un po'di pepe nelle gambe. Ho bevuto qualche milione di litri d'acqua ed un po'di coca (che però era sgasata, orrore!) e la solita frutta dovunque la trovavo: fragole, albicocche, mandarini, anguria. Fantastico, il cibo assoluto durante le ultra.
Dopo la gara, avrei dovuto bere i miei recovery... ma la mensa alla John Ruskin School era troppo buona e mi sono riempito di jacket potatoes e sheperd's pie. Siete i migliori, le Fairy Lillies spaccano.
Il pinnacolo della mia strategia di recovery è stata la cena di domenica con MC, Massi e Barbara al Britannia Inn di Elterwater: steak and ale pie e svariate pinte di bitter. Ce la siamo anche cavata nella quiz night, se non fosse stato per qualche starlette della TV britannica saremmo forse saliti sul podio.
E'uno dei migliori pub della zona, non perdetevelo se siete nel Lake District.

Come? Non ci siete mai stati? Probabilmente vivete in un altro emisfero o continente! Se ti piaciono le montagne, la corsa e la cultura ad esse legata, non c'è niente da dire, bisogna andarci. A presto Lakes...

Tuesday, August 12

Lakeland 100 report (in English) 25/07/2014

This time few words in English are due, I apologise in advance to the poor souls who will have to go through my itanglish pidgin.

I'll start from the end: yes, I finished it, and in a quite remarkable way, placing fourth in 23:38. But it was a long day out in the Lakes.

I expected the race to be hard, I had quite an idea of what Lakes trails had in, but no, I didn't imagine the course and terrain could serve me such a beating. But 100 miles (plus) is a long way to go.

Relaxing pre start. Note the roomy tent AKA "the recess".

Ready to go
At the start line I was relaxed, ready and meeting Matt and having time for a quick chat even improved my already happy mood. Yeah, it was sunny and hot, but hey, I'm from Genoa goddam, I'm accustomed to it!

I'm in the background talking with Matt Wilson, Simon in the center
Photo by sportsunday.co.uk  
Off we go, and a pack immediately takes off really fast. Phew. I'm not bolting out, but at the same time I try to find a decent pace in order to get things going.

With Marco Consani on left. Last time I've seen the lad. Well done Marco!

And I feel good, there's even Drew cheering me and my yellow Helios (it's the Italian flair mate :-)), Ian Corless is shooting (check out his wonderful photos here)  and since I'm following two guys, I don't have to navigate anything (which was my biggest fear pre race). On the downhill they charge, on the flats I comeback, but out of CP1, I'm on my own. Right, no panic,  roadbook out. It takes me few turn to get accustomed to it, but I get it done.

1 mile race: the next TK. Cool as fuck.
1 mile race. Younger competitor: Marc's daughter


















Feels like I'm struggling a little bit too much for being that early, it's almost like I'm not 100% in the race, but I try to hang on to two guys on the boggy part. One of the two bolts ahead in the downhill, the other, Chris saves me from my first big mistake. We go further, and we form a group of three until the second CP when I let them go because on the runnable uphill I simply cannot keep their pace. Not good. Downhill, one guy, Simon, pass me and another one too close to the lake, but in the end we all come out of Wasdale together.
The sun is coming down and I finally start to feel better, there's some climb and I can regroup, but most of all I start chatting with Simon and I stop commiserating myself. The climb to Black Sail Pass is hard, but at this point it suits me fine: headlamps on and off we go towards the YHA and on the climb again. It's really hot and we have to stop at a beck to drink water and referesh, but Simon pace is perfect and he knows how to navigate. Most of all, his company is great and we get along.

Early on, beautiful shot. Photo by sportsunday.co.uk  
Along the lake I finally start to get my running back: quick stop at the CP and back on track. This section should be the worst to navigate, but Simon is on it and we get it right without much trouble. The climb is long in the hot night but at Sail Pass I feel good and let myself loose on the descent trying to follow two lights ahead of me. Simon should be right behind me, but at a fork the two guys ahead veer towards right when I'm pretty sure we shall be going left. Mmmmh, what shall I do. I look behind and I don't see Simon. Not good. I finally catch a light at the bottom of the valley, climbing up... Shall be him, better wait. And there he comes, he also missed a previous fork, but in the end we both just lost 10 mins and are finally on our way to Braithwaite.
Photo by sportsunday.co.uk  
I feel good, at the CP there's loads of fruit (yummy, best ultrafood you can find in races, take note organizers) but most of all, when we come out I see my friend Massi who just arrived from Italy with Barbara and my girlfriend MC. I'm totally amped now, the duo with Simon is working, stomach is ok and we enter a part that I'm at least familiar with. We climb well and run even better to Blencathra, where we can see we have few followers, but it's still very early in the race to really start racing. Down to the Old Railway and then back up on BG terrain. Climbing towards Clough Head we see two headlamps on top: it has to be James Elson and crew going for the Round! Somehow I get a kick out of it and when we get to the track, it's 6k of pure running in the first lights to Dockray. Fatigue is setting in, but my running is still ok.
Right after Dockray Chris Perry, who had a detour earlier on catches up and I try to hang on a bit. I make a small mistake before Dacre but the long stretch of flat goes by. I can't wait for CP: I need to regroup, change socks, get some recovery drink and see my friends for some much needed support because I'm really tired and we're just halfway.

Dalemain

Dalemain
Maria Carla is there, she sense I'm in a low patch and tries to cheer me up. I take some time to organise the pack, take few gels, drink some water, and in the meantime Simon comes in and immediately after a young guy who looks good. I ask Simon if he's ready but he tells me to go and I slowly walk out of the CP before starting to shuffle on the good trail along the river. The climb after Pooley Bridge is runnable, but I need to walk a little bit and on the track right after the top the young guy pass me at a smoking pace. Shit, it's gonna be a long day.

Lacing up with Michael and Simon
But somehow I start running better, and I increase the pace. At the CP in Howtown I arrive while Chris and the young guy are still there. Coming out of the CP (and reading all the quotes) I start to think that I need to reach Mardale in a decent state, after that it's just coming back home (oh, how wrong). I team with Chris on the climb, but he's sleepy and needs a break. Ian Corless is shooting and I hike to the top trying to not slow too much. The scene is beautiful and I can see the long track going down with someone walking half a mile ahead. I slowly get some rythm and right before the Lake I pass a guy who is walking. Good for morale, but the incredibly long, rocky, hot trail to Mardale is getting the best of me. Once I finally reach the CP with the super cool Spartans, I sit down, drink, regroup and head out for the hard climb to Gatesgarth.

Leaving Dalemain, quads gone
Pooley Bridge, trying to loosen the legs

I see someone ahead, but the long descent it's heavy to my quads and the loose rocky bottom is killing my feet. I reach the bottom and start the footpath to Kentmere. Now I'm really tired, and it's hot: I try to stay wet at every beck or mudpool, but it's hard. I finally reach Kentmere where, to my surprise, I see the young guy still in eating some pasta. He looks very hot and I reach him in the following climb, gaining some ground on the descent where it seems he has some quad problems. Mmmh I should be in 4th place, not bad at all, but I'm so tired I'm not really dwelling on it. I start thinking that when I will get to Ambleside MC and the other friends will be there, that the following part I know quite well, that I will get a boost from getting close to the finish... But the sun is scorching and right behind me I still have Michael, the young guy, catching up. On the tarmac descent I pound as much as I can before finally seeing MC.

Leaving Amblside, with MC
Water, loads of water and off again. I feel like shit, but press on to Skelwith Bridge and in the long stretch to Chapel Stile I run as fast as I can without pausing for a second. MC at Elterwater tells me to run harder because Michael is also running but I'm spent. Nonetheless I keep going.

CP at Chapelstile, the coke is hot, the water too, but I need to sit for 10 secs and here comes Michael who has been running hard too. Oh no, I don't want to race that late in a hundo with dead legs and fried brain. The patch from Chapelstile to Side Pike Pass is the worst: I'm done and the trail is terrible, I can't find a rythm and a certain point I just think “Fuck off, if he's catching me up I don't have anything left anymore and that's it, let's just finish this beast”. But once I get to the check before Fell Foot Farm, and I see him right behind, something comes up and I try to run hard the descent and the following climb. I'm finally approaching Tilberthwaite, last CP, it's almost done, but I cannot enjoy the fruits from the table because Michael is coming. Ok, let's get it done. Hard climb and then the trail opens up: I run my best and I see ahead third place runner ready to start the final descent. I'd love to realx and get to the finish slowly, but the guy appears again behind me, and he's still running. Fast.

Nice photo by Thomas Loehndorf
It's time to gather the last drop of energy available: I start the final descent with reckless abandon, forgetting about screaming quads, and once I get to tarmac I'm so amped that I don't stop running hard. The pub, the bridge, BP gas station and finally I'm back, John Ruskin School is now in sight! Maria Carla joins me and finally the finish line: 23:38:00 one hundred miles in one day.
One of my favourite photo ever: exhaustion and happiness at the end of a hundo. By MC
I'm done. Really done, like I've never been before. But this is a finish I'm really proud of, I've been running on the edge for almost 20 hours and this time I was really aware that DNF could have been right behind the corner. I sit down and then finally lay on the grass: I cannot stop smiling and laughing. It's the best feeling in the world and I'm savouring each second. Michael arrives (the guy's 25 and it was his first 100... look for him in the next few years). Then comes Chris, who came back from the low patch. I shower, eat and wait for Simon to finish, then straight to bed because I need some sleep.

Yeah, sleepy.
Sunday morning I crawl out of the tent and finally my stomach opens up: it's time for a breakfast butty, some tea and a lot of cheering for the finishers coming in. I'm really happy to see my tent neighbour (Andrew?) cross the line with ten minutes to spare and the worst blisters I've ever seen, and off to the presentation with Drew, Claire and the Centurion crew. Great stuff and several funny stories... And yes, I'm pissed off I came one position short of getting a brand new Petzl Nao, but such is life and congrats to Marco, Charlie and Lee, they were in a different class.

It's time to leave, but not before savouring the first legit pint of real ale at the Ship Inn, not far from the school (actually really far in the wobbling state I was). Was it Coniston Bluebird Bitter? Or a Jennings? Anyhow, great stuff: out in the sun, with my crew/training partner/nurse/lover Maria Carla, a new 100 mile finish under the belt, and plenty of memories to carry over. Summer is magic and next pint is behind the corner...

Recovering in the Highlands
I've met so many nice guys/gals in the four days spent in Coniston that I feel sorry for all the people I will forget to put here, but nonetheless: first of all, the biggest thank you goes out to all the marshalls and volunteers. They have been terrific, in making this possible and in supporting us poor souls. You make this event special. To Riccardo, and Montane, for the support. To my sponsors: Ale e Luca from La Sportiva, Andrea from Powerbar and most of all to Luigi and Zero Running Company! To Ian Corless (and Niandi) for the chat and photos (yes, there are Italian listeners to Talkultra). To the Centurion guys (James, Paul, Drew and Claire), it was great to catch up with you, and for James: the third is a charm. To all the neighbours in the campsite for chat and laughs. The turkish guys from Iznik: well done friends! To Michael Jones and Chris Perry: young lads with a bright future ahead. Most of all to Simon Bourne, it was an absolute pleasure to share many miles and few stories: one of the most humble lads I've had the pleasure to run with, but what a runner... I'll be back for BG one day!
To Massi and Barbara, you can't imagine what does it means to see friendly faces accross the course: I'm happy you fell in love with Lake District too.
Last, but not least the girl who not only puts up with me and my running addiction, but encourages me to run harder and makes me give 110% each time. You rock, and that's it.

With my crew at the finish line. Photo by Thomas Loehndorf

Material:

After many doubts I decided to go for my La Sportiva Helios, and they were great. There's been few times in the second part when I would have loved some more protection under the sole, maybe a rockplate, but the comfort of the top is just perfect. And in a long race, it means a lot. The Bushido would have been perfect for the sole, but probably a little bit tight in the heel.

I had my Zero Running short sleeves top 'til Dalemain, where I changed it for the vest: they were both great in the hot and humid weather, definitely a great test for the new collection that will come out next spring. No chafing, quick drying and stylish: need more?

My battered La Sportiva, thanks for keeping my feet (almost) healthy
I used Injinji socks in the first half, and they were good, but when I slipped the Drymax on, jeez they were the dope and saved my battered feet until the finish line. I still think a healthy dose of Mustela paste it helps, specially when you expect to have wet feet for hours.

I used a The North Face vest I was given to test which I've only worn once in a 20 miles run (yes, really clever): it ended up being almost perfect, right size and comfortable enough. I used the soft flask for carrying a liter of water with me that wasn't enough in itself, but thanks to many becks I never really struggled with hydration.

I had the incredible Montane Minimus Smock and Trousers as waterproof: both outstanding items. I had time to appreciate them in Scotland the week after the race, good good stuff.

Food: usual diet of Powerbar gels, apart from two hours before Daleman when I switched to Powerblast shots. I had a Powerbar Recovery drink at Dalemain which helped to give some peep back to my legs. From CP I drank few gallons of water, some Coke (but deflated... no way, I like my coke with plenty of gas!) and fruit whenever was available: strawberries, apricots, mandarines, watermelon. It's the good stuff for me.
After the race I should have been drinking my recovery... but the canteen at the John Ruskin School was too good and I stuffed myself of jacket potatoes and sheperd pie. You are the best guys, power to the Fairy Lillies.
The pinnacle of my recovery strategy was sunday dinner with MC, Massi and Barbara at the Britannia Pub in Elterwater, steak and ale with several pints of bitter: we even scored well in the quiz night, if it wasn't for all the TV starlettes we Italians never heard of we might have ended on podium.
It's one of the best pubs in the Lake District, don't miss it if you're in the area.


What? You've never been to the Lakes? You're probably living in the other hemisphere or in a different continent then: if you're into mountains, running and the culture related to both, it's a no brainer, you have to experience the place. See you soon...

Wednesday, July 16

Pagella del primo semestre/riflessioni pre Montane Lakeland 100

Mmmmh, eccoci di nuovo qui, dieci giorni alla Lakeland 100.

Inizia il tapering, compaiono i dubbi, si fa la lista dei dolorini... insomma, si inizia a pensare di aver fatto una solenne cazzata. Ma dall'altra c'è anche l'eccitazione, la voglia di mettersi sul sentiero e pedalare, restare solo per ore: vedere se anche questa volta si riesce a portare a casa il traguardo.

Come sono messo? Bene, dai.

Km nelle gambe ne ho parecchi, dall'inizio dell'anno ho passato agevolmente i 3000. In vista del fatto che Lakeland è a fine luglio, me la sono presa comoda a gennaio, abbastanza a febbraio e da marzo ho aumentato un po'. Ho tenuto una media alta di km, forse ho fatto meno lunghi da 40/50 km, ma per la prima volta ho anche fatto qualche piccolo lavoro di velocità (ripetute sul miglio e ripetute in salita lunghe più qualche uscita di tempo) e a malincuore mi tocca dire che sono servite e l'ho visto subito al Gorrei, dove ho buttato giù una quarantina di minuti dal mio personale (poi, il fatto che altre sette persone davanti a me sono andate come ossessi è un altro discorso...).

Ad un certo punto vedi che le cose vanno bene, ti senti oramai un veterano, un esperto, dentro di te sai che sei invincibile e che se non avessi il lavoro oramai saresti lì a giocartela con Kilian e Rob Krar: invece di fare una/due gare lunghe l'anno pensi che ce ne sta almeno almeno un altra. Hai degli amici balordi che ti trascinano e vai al Quadrifoglio pensando che poi farai Lakeland 100 a luglio e ad ottobre pure un'altra 100 miglia. E sono razzi.

Perchè al Quadrifoglio spingi come un matto, vinci pure, ma nonostante il tuo ego ti dica che sei immortale, al sabato dopo vai con il Prof e Fabrizio a farti 40 km e sei morto e hai una caviglia malmessa che ti fa compensare anche con la punta delle orecchie. Ma mai mollare, scherzi, c'è una 100 miglia da preparare, e allora salti mortali per inserire uscite anche se nell'ultimo mese stai viaggiando per mezza Europa, il tempo fa schifo e c'è pure il matrimonio di tua sorella. E la caviglia continua a far male (come fa a guarire correndo?) e la testa dopo un po' riporta un vecchio ritornello del buon Marco Masini (no, NON SONO SUPERSTIZIOSO) "perchè lo fai, disperato ragazzo mio..."

La storia ha un finale semi lieto, nel senso che non mi sono autodistrutto: una sera uscendo per un lungomare con Maria Carla ho l'illuminazione. Corricchiamo tranquilli, c'è il sole che tramonta, facciamo due parole in pace, parliamo di cosa cucinarci la sera e la testa finalmente va da sola. Il dolore passa, torno di nuovo a casa soddisfatto. Anche se abbiamo fatto "solo" 10 km. Ed il cronometro manco l'ho fatto partire.

Tra i runners ci sono sicuramente personalità particolari, ma tra chi fa ultra penso si trovino veri casi umani. E' nella natura delle cose: troppi km da fare, troppe emozioni, ed ogni volta ci mettiamo sul filo di un rasoio prendendo bordate da ambo le parti, non è semplice tenere la direzione. Ma la strada è maestra, ha un suo modo per dirci che non sei messo bene: chi è bravo se ne accorge subito, chi è un po' più ottuso come me ha bisogno di più tempo, certi fanno finta di niente e tirano dritto finchè reggi e poi scoppi.

E così ho ricostruito.

Abbassando i ritmi. E anche il kilometraggio, per qualche giorno. Ho ripreso a fare attenzione a come correvo. Mi sono rimesso a fare stretching. E qualche addominale e plank per controllare quel dolorino all'inguine che da mesi mi diceva PUBALGIA, ma niente, c'era da fare i km! Ho tagliato anche qualche birra e cercato di non abbuffarmi. Il mio corpo ha ringraziato, la testa anche. E giovedì scorso sono uscito dall'albergo, attaccato il cronometro e fatto 15 km in un parco di Sofia, aumentando piano, poi più forte, poi ancora più forte e alla fine senza sforzo ho fermato il cronometro ed ho visto che c'ero. Come prima, anzi meglio.

Ora, la caviglia è più o meno a posto. Il mio dolore all'inguine mi sembra di poterlo controllare. I km li ho fatti comunque. Sono riposato. Ed ho quel misto di paura ed eccitazione che ci deve essere prima di una cento miglia.

Pronto. Consapevole che può capitare di tutto, ma anche che venderò cara la pelle e cercherò nuovamente quel limite a cui tutti cerchiamo di avvicinarci.

Wednesday, July 2

Quadrifoglio Trail 31 Maggio 2014

Con la mia solita calma, report sulla gara di Borgo Val Taro.

Allora, l'idea di andarci mi sembra l'avesse tirata fuori Ezio, quindi stavolta la colpa è sua. A ruota si era aggiunto Luca, poi io, poi la brigata degli Imperiesi, e alla fine anche il Prof aveva ceduto. Doveva esserci anche Frenk... ma si sa che l'uomo è imprevedibile!

L'idea della gara mi attirava, fare quattro petali con passaggio dalla zona di arrivo/partenza permetteva di non doversi portare dietro la solita mezza casa di materiale e comunque incrociare spesso gli altri e vivere l'atmosfera gara continuamente. Ci arrivavo con nelle gambe tanti chilometri, la testa sgombra e la voglia di correre e stare in giro: direi la condizione ideale, raramente capita di essere così tranquilli e rilassati.

E così venerdì io e Maria Carla partiamo per raggiungere Luca ed Ezio già in loco. La logistica è ottima, abbiamo da dormire in un bel palazzetto con brande, ritiro pettorali vicino e funzionale, atmosfera rilassata e Borgo Val Taro è pure un bel paesino. Pasta party, briefing (per la prima volta nella mia vita fatto coi fiocchi, bravo Roberto) e poi a nanna. Cioè, non proprio visto che la presenza di Coppetti, Pelato e Profeta causa momenti di ilarità.

The kids will have their say

Creando scompiglio in palestra. Dancing by Profeta.

La notte passa indenne (più o meno) e poi via con i preparativi. Frizzi, lazzi e poi si va.
Bosco, clima umido ma si sta bene, due parole con Mauro Manenti e su un tratto piano allungo un pelo e mi accodo ad un bel trenino di ragazzi che fanno la 27 o la 61. In discesa lascio andare, forse anche troppo, ma sto bene, voglio provare a forzare un pochino il ritmo. Tre orette e finisce il primo petalo, passiamo per la cittadina con gente per negozi a passeggio e si riparte. Siamo tutti vicini, davanti a me Andrea Rebeschi, appena dietro Luca Guerini, Mauro Manenti ed il suo socio TRB, ma la gara è appena iniziata. Passo Andrea sul falsopiano in salita e poi recupero Maicol, un simpatico ragazzo valdostano con cui faccio qualche chilometro. Mi raggiunge Maria Carla ed è un piacere fare due parole. Poi rimango solo ed è ancora bosco, sarebbe corribile ma inconsciamente abbasso i ritmi e dopo un po'vedo ritornare su Andrea che in salita ha un passo micidiale. Mi accodo ed è uno dei pezzi più belli della gara, arriviamo a Zum Zeri e dopo un ultimo strappo sulle piste da sci è discesa esilarante per circa 20 km. Stop fisiologico ed Andrea va avanti, poi stop fisiologico suo e ritorno sotto... Insomma, alla fine entriamo insieme al ristoro alla fine del secondo petalo. 61 km fatti in 6:55, gran bel ritmo! Prendo su gel, mando giù un recovery e bevo troppa Coca Cola visto che ero un pelo disidratato. 

Start line
Esco dal ristoro e con la calma mi crolla addosso la stanchezza: ora fa caldo deciso, sono comunque stanco, e ho davanti ancora 40 km. Mi fermo alla fontana, mi bagno per bene e decido di lasciare andare Andrea e fare la mia gara o rischio. Mai decisione fu più saggia.
Salita delle Spiagge, tosta tosta tosta e sotto il sole, ora la crisi si fa sentire e mi dico di salire al mio passo ma nella testa passano immagini catastrofiche ed apocalittiche. Continuo con il mio passo da mulo finchè non vedo una fonte con ristoro. Più che l'acqua da bere mi illumina l'idea di mettermi sotto la fontana: ahhhh piacere immenso, abbasso la temperatura corporea e quando riparto anche lo stomaco riprende a funzionare a dovere. Inoltre ho visto la sagoma di Andrea là davanti, segno che non mi ha proprio mollato. La strada spiana, riprendo a correre, piano piano aumento anche il ritmo, sto meglio e dopo venti minuti riprendo anche Andrea che sul piano sta faticando a tenere il ritmo. Svegliamo l'addetto al ristoro (è quello dove faranno birra e salcicce da lì a poco... yum) e poi ripartiamo, ma ho qualcosina in più e sull'eterno saliscendi nel fango malefico guadagno un minutino o due di vantaggio, sto bene e anche nel bellissimo tratto in discesa per tornare a Borgo Taro ci do dentro come un matto, sto bene e sono attento, vigile, ma capisco che ora non devo risparmiare. Penso a come sarò messo tra 20 km nell'ultima discesa verso l'arrivo e un po'spingo via l'idea, un po'la tengo lì a motivarmi a non mollare. 
Il Prof è riuscito anche qui a perdersi... Ma grande prestazione alla fine!

Entro all'ultimo ristoro e Maria Carla vedendomi mi chiede se mi sono ritirato: no, anzi, sarei in testa. Recupero gli ultimi gel e poi riparto per cercare di non incrociare Andrea in uscita, ma mentre sto girando l'angolo eccolo che arriva e sta anche correndo bene. Ci diamo un cinque al volo (grande persona Andrea, è stato un onore correre con lui e "contro" di lui) e rimetto la testa in modalità race. Mamma mia che dura, cammino un po' anche se la salita è dolce e poi facendomi violenza riprendo a correre anche grazie ai gel che sto mandando giù come un orologio. Vado, direi anche bene. Oddio, forse solo benino. Comunque sulle sterratone metto giù km pensando che mi avvicinano alla fine finchè non sbuca un volontario con ristoro: mi dice che ci sono 7 km di loop e poi ultima picchiata verso l'arrivo. Dai, portiamoci a casa anche questa. Mi lancio deciso, la discesa si fa brutta e tecnica ma continuo ad accellerare finchè le gambe non urlano, poi c'è un pezzo nel burrone dove nessuno può correre. Buon per me, visto che il ragazzo del ristoro mi ha detto che ho 5 minuti di vantaggio. Ricominciamo a risalire, il caldo mi sta consumando, le gambe sono a pezzi e sento qualche avvisaglia di crampo; mando giù sali, cerco di stare composto e quando ritorno al ristoro vedo Mauro che mi chiede com'è il loop. Mento spudoratamente e mi lancio in discesa esaltato dal tifo di un ragazzo simpaticissimo dell'organizzazione. C'è un po'di saliscendi e poi i pratoni che aspettavo: non mi risparmio, anzi, corro ad un ritmo assassino che sicuramente mi lascerà le gambe di marmo, però sono felice, di essere lì a correre al tramonto, avere fatto 100 km tra bellissime montagne, con amici vecchi e nuovi e se va bene arrivo anche uno stavolta. Entro in paese e gli ultimi metri portano il solito sollievo di avrcela fatta, aver visto nuovamente l'arrivo. 11:19:46, nuovo course record. Sono andato così forte nell'ultimo tratto che ho colto Maria Carla di sorpresa ed è al bar a prendersi un caffè (ha fatto una marea di chilometri ed è stata a sentire le parole sconnesse di tutto il gruppo in questa lunghissima giornata). C'è anche Luca che (disgraziato) si è fermato al traguardo della 61. Arriva Coppetti che mi salta addosso mentre mi intervista Teleradio Algiasira poi anche Ezio compare ed è festa grande. C'è il Gaggio che come tutti scambia Ezio per me e dopo qualche minuto arriva Andrea: grande runner e grande persona.

Qualcuno riesce a non correre a rotta di collo qui?

Ancora qualche parola, poi doccia meritata e premiazioni. Ma prima Roberto ci allunga due buoni per 4 aperitivi con degustazione vini e prodotti locali in quattro diversi bar del paese. Cosa facciamo, torniamo a casa subito? Non sia mai, e allora io e Maria Carla festeggiamo con un bel giro di assaggi e bevute mentre vediamo spuntare gli altri e finire Ezio con un grandissimo ottavo posto.

Tutto vero, ho vinto!


In macchina, dove riesco anche a guidare grazie alle tonnellate di caffeina ingurgitate, e per l'una siamo a casa a dormire. L'indomani, matrimonio del Cinese... Ma questa è un'altra storia.

L'angolo dello psicopatico: materiali.

Partiamo dal basso, alla fine ho usato le Helios e l'unica cosa che mi viene in mente da dire è che ho fatto bene perchè sono una gran scarpa. Leggere, comode, ammortizzate... Poco considerate, ma per certe gare scorrevoli sono micidiali. Grazie La Sportiva. Calze Injinjii no show leggere che mi hanno tenuto i piedi ok anche nel fango. Soliti shorts TNF con tasche (che riempio regolarmente di cartacce di gel che non butto mai) e t-shirt Zero Running Company, prototipo della collezione che uscirà a settembre: se il buongiorno si vede dal mattino... Tutto e di più sul loro sito e su twitter @zerorunning
Solita visiera Headsweats di Powerbar, vestina Nathan hpl #028, con dentro giacchina, telo termico e frontale, non usati.

Mi sono portato dietro solo una borraccia a mano Nathan, e anche se i ristori erano tanti in qualche punto ero "corto" di acqua. Ma ai ristori mi sono sempre demolito di Coca Cola. Anche troppo.
Alimentazione: solita strategia, gel ogni mezz'ora ed i miei fedeli Powerbar hanno funzionato alla grande. Questa volta ci ho infilato nei momenti di crisi, o quando bisognava accellerare, qualche busta di Powershots che mangiavo ogni dieci minuti. Ottima alternativa quando i gel non vanno più giù. A metà mi sono fatto un recovery Powerbar, ma insieme ci ho bevuto troppa Coca Cola e mi ha appesantito. Però alle gambe ha fatto bene, perchè ho ripreso a correre sciolto. Tante pastiglie di sali Saltstick.

Alla fine, nell'ordine: torta d'erbe (non è erbazzone!) e bicchiere di Malvasia, Sauvignon con crudo e parmigiano stagionato, Dolcetto e costine con patate e per finire Malvasia dolce e Amor di Borgo Taro, autentica bomba calorica buonissima. Ospitalità fantastica, grazie ragazzi.

Tuesday, May 13

Trail Gorrei 13 Aprile 2014

Il Gorrei è sempre stata una gara speciale per me.

La organizza un grande amico, Nando, con l'aiuto di Maurizio, Franco ed un mucchio di volontari entusiasti. E'stata una delle prime gare di trail tra Piemonte e Liguria, e piano piano ha continuato a crescere ed evolversi senza tanta fanfara e pubblicità, solo con il passaparola di chi ai Gorrei è venuto e ci ha corso.

Il primo anno ho esagerato con le ale artigianali la sera prima. Risultato: corso con la diarrea per 30 km cercando di bere e mangiare sali finchè non ho incontrato MC sulla corta che mi ha trascinato fino all'arrivo. L'anno dopo, è quello che passerà alla storia come quello del caldo sahariano: chi c'era lo ricorda ancora ora e ne parla con il dovuto rispetto. Una giornata di primo caldo micidiale con nessuna ombra sul percorso... Ci furono parecchie vittime ed il solo arrivare mi sembrò un miracolo. Finalmente due anni fa una corsa decorosa chiusa a ridosso dei primi dieci senza cali o crisi.

Quest'anno ci tenevo a fare bene, e dentro di me speravo di avvicinarmi alle 5 ore, un "muro" bello tosto visto che negli anni passati avrebbe portato nei primi 5 posti e che ero fermo a 5:27. 
Però i km nelle gambe li avevo: rimaneva da vedere se è quanto mi ero velocizzato.

Domenica mattina sveglia presto, anche questa volta avrò MC a farmi da crew e tifo. Passiamo a prendere Franco The Prof e via verso Ponzone. Soliti discorsi, un pensiero agli amici del terzo che oggi faranno la Mezza di Genova con i ragazzi dei Maratonabili e siamo arrivati. 

Ritiro pettorale, saluti ed incontri e mi preparo tranquillo. Alla partenza cazzeggio e mi soffermo un attimo a guardare la prima linea: mamma mia, alla fine c'è un bel po'di bestie tra cui Daniele Fornoni, Giuliano Cavallo, Filo Canetta, Pablo Barnes, Davide Ansaldo, Roberto Fluido Beretta, Ghisellini, Chiarini. Che garona che ne è venuta fuori! Vedo Stea e mi accodo: decido lì per lì di provare a stargli dietro finchè riesco, sicuro che correre con lui mi porterà fuori dal mio solito torpore iniziale.
Mentre faccio un personalissimo "controllo materiale" prima del via
Partiamo e nel primo tratto è navigazione nel traffico, ma appena entriamo nella discesa sterrata è selezione automatica. Con Stea corro bene, vedo che sta tenendo un buon ritmo, quello che mi ci vuole se voglio provare a tirare. Facciamo due parole, lasciamo andare Davide Ansaldo che sta correndo ogni passo anche sulle salite ed inizio a buttare giù il primo gel. Sto bene, addirittura su una salitella corribile prendo qualche metro di vantaggio e continuo a vedere Davide davanti di 400 metri. Primo ristoro, pieno alla borraccia e via, lasciare andare. Passiamo dalla strada ed il grande Nando mi saluta e corre con me ed un ragazzo della corta qualche metro. Le gambe girano, tengo un buon passo e dopo un po' sono al secondo ristoro. C'è Massimo della Sisport, il marito di Sonia, che fa il solito tifo. Breve stop, Coca Cola e riparto in salita correndo. Finalmente vedo anche MC che è venuta di corsa fino qui: fa qualche metro con me e poi avanti in un pezzo di piano prima del bivio.


Davanti a me vedo un runner, piano piano mi avvicino ed è Ivan Pesce, che già due anni fa avevo preso più o meno da queste parti. Corriamo un po'insieme poi sulla discesona mi prende una cinquantina di metri nonostante faccia del mio meglio per rotolare a valle. Poco male, riesco a mantenere il distacco e nel tratto successivo riesco a passare nuovamente. 
I lunghi pezzi di traverso sono tutti da correre, cerco di mantenere alti i ritmi e poi sono finalmente al ristoro dove c'è anche il grande Gianni. Tutto ok, mi dice anche che ho davanti qualcuno a poco e difatti inizio a vedere una sagoma nel tratto tecnico che segue. Mi sto avvicinando ai trenta km, si inizia a sentire la fatica ma cerco di restare mentalmente presente. Riesco a pasare Davide, cerco di mettere qualche metro di distanza, ma prima del ristoro mi raggiunge un uomo verdearancio dei Tecnica: Claudio Chiarini. Ha un passo diverso, è bello sciolto ed è inutile che cerchi di attaccarmi: continuo cercando di tenere sotto controllo la forma e vedo che comunque non sto perdendo tutto questo terreno. Anzi, all'attacco dell'ultima salita tosta vedo lui che comunque sta andando deciso ed un'altro runner: interessante.


Salgo bene, in cima c'è anche Maurizio che mi dice che se continuo così prendo Pablo: non male. E difatti sul piano continuo a mangiare metri finchè prima di una salita non mi accodo. So che Pablo è un osso duro e quindi dopo averlo passato cerco di accellerare deciso sul bel sentiero corribile finchè non lo sento più dietro. All'ultimo ristoro c'è anche MC che corre con me un pezzo: stanco sono stanco, ma mancano solo 5 km e sono carico. Primo attraversamento e poi bellissimo sentiero nel bosco, è una meraviglia e anche se sta iniziando a fare caldo davvero sono ok, dovrei reggere il ritmo fino all'arrivo. Ultimo attraversamento, discesona sterrata, zigzag nei campi e finalmente in vista di Ponzone. Appena davanti ho qualcuno, ma so che non ce la posso fare a raggiungerlo (e comunque non ne avrei le gambe) e quindi mi rilasso e mi godo la sensazione di avercela fatta anche questa volta. Guardo l'orologio e vedo che non solo sono stato sotto le cinque ore, ma se mi sbrigo sull'ultima rampa sto anche sotto le 4:40. Tifo di Sonia sull'ultima curva e finalmente ci siamo.

Ottavo, 4:39:13, Molto, molto soddisfatto della mia corsa, non mi sembra vero di essere riuscito ad andare così su una distanza che per me è davvero tanto breve... ma incredibile cosa hanno fatto davanti. Daniele vince in 4:09, Filippo secondo in 4:12, Giuliano (purtroppo provato dal mal di schiena) terzo in 4:15. Stratosferici, tutti abbondantemente sotto al record della gara. Col mio tempo sarei salito sempre almeno sul podio, oggi sono ottavo e devo anche ringraziare che qualcuno ha avuto una giornata storta.
Il podio!
Due parole con MC e Nando, un po'di relax e poi sotto la doccia. Anche Stea ha finito benissimo appena dietro di me e piano piano mi metto ad aspettare i soci tranquillo. Arriva Fabrizio il toscano, poi Ale in forma strepitosa ed immediatamente dietro il Prof che ha demolito il suo record.
DDiego di ST arriva con Maravilla Kick spettacolare, poi tocca ad Igna e subito dietro un sorprendente Pazz alla sua prima ultra. Tocca al Doc e a Frenk (due garanzie) e poi mi metto a tavola con Fabrizio e Ale.

Premiazione (grande orgoglio essere premiato da Nando) e poi ce ne torniamo a Genova e ad una cenetta di "recovery": anche quest'anno il Gorrei non mi ha tradito, e mi ha regalato una bella giornata con amici, risate e fatica.

Materiali:

Ero abbastanza indeciso su che scarpe usare, visto che le Bushido si erano rivelate una scarpa veramente valida e leggera dopo le prime uscite. Ma alla fine ho pensato a tutti i tratti davvero corribili e sono andato sulle Vertical K, che si sono rivelate ottime: leggere, flessibili ma comunque ammortizzate, forse ho patito solo le discese più ripide perchè comunque hanno poca struttura, ma a livello di comfort fantastiche.

Calze Injinji che mi hanno tenuto libero da vesciche, soliti pantaloncini con tasche da riempire di gel e cartacce e canotta di Auburn Running Company (mitica) in attesa dei prototipi di Zero RC. Visor Powerbar della Headsweats e via.

Mi sono portato una giacchina leggera e il telo dentro al marsupio Amphipod che non usavo da un pezzo, ma che si è rivelato sempre ottimo.Per l'acqua borraccia a mano Nathan.

Ho mangiato una decina di gel Powerbar, gusti vari tra Limone/Lime, Mango/Passionfruit (boni) e Mela Verde: hanno funzionato a bomba, ma sul più lungo intervallerò con qualche Powershot. Bevuto praticamente solo acqua e tre/quatro bicchieri di Coca Cola e ho buttato giù cinque Saltstick. Semplice ed efficace. A fine gara un Recovery Powerbar al cioccolato e pasta e fagioli!

Foto di Gianni "The Coach" (prima o poi tocca a noi fare gli allenatori, grazie!) e Pazz.